Controffensiva all’assedio
Il Cav. riapre le Camere e annuncia una manovra globale di salvataggio
Per “arginare la speculazione”, ha detto ieri il premier, Silvio Berlusconi, il governo anticiperà innanzitutto il raggiungimento del pareggio di bilancio dal 2014 al 2013. Contemporaneamente, secondo indiscrezioni, la Banca centrale europea sarebbe ora pronta ad acquistare titoli di stato italiani per abbassare lo spread con i Bund tedeschi, arrivato ieri a oltre 400 punti. Nel corso di una conferenza stampa convocata nel pomeriggio e iniziata alle 19 e 30 a Palazzo Chigi, il Cav. ha spiegato che “l’impianto della manovra è stato giudicato assolutamente positivo”.

Le misure presentate sono state concordate nella giornata di ieri con le maggiori organizzazioni internazionali, oltre che con gli altri capi di stato: “Ho passato il pomeriggio al telefono con tutti i principali colleghi della zona dell’euro – ha rivelato il Cav. – con il presidente Van Rompuy, con Angela Merkel, con Sarkozy, con Zapatero, per coordinare una nostra risposta a quello che sta succedendo”. Risultato: “Due provvedimenti per la stabilità fiscale, due per lo sviluppo”, ha sintetizzato Tremonti. Primo, l’introduzione del criterio del pareggio di bilancio in Costituzione; “già la settimana prossima” se ne inizierà a discutere in Parlamento. Secondo, l’anticipo del pareggio di bilancio al 2013. Tremonti ha precisato più volte che non si tratta di un “cambiamento dell’impianto” della manovra di luglio, ma soltanto di una rimodulazione della sua tempistica.
Da realizzare come? Anticipando l’arrivo in Parlamento del disegno di legge delega sulla riforma assistenziale e fiscale, per ottenere risorse con un mix (da definire) di tagli alla spesa pubblica ed eliminazione delle agevolazioni tributarie. Sul fronte dello sviluppo, invece, l’esecutivo promuoverà una riforma costituzionale già annunciata nei mesi scorsi, “la madre di tutte le liberalizzazioni” (copyright Tremonti), stabilendo che tutto ciò che non è vietato sarà consentito. Sarà avviata infine una liberalizzazione del mercato del lavoro.
L’esecutivo, ha detto il Cav., non si muoverà solo sul fronte domestico; anche perché, ha chiosato Tremonti, “in un mese il mondo è cambiato”. A rassicurare i mercati c’è la prospettiva che la Bce si sarebbe detta pronta ad acquistare titoli di stato italiani a fronte di un impegno più deciso del governo per il risanamento fiscale. Berlusconi inoltre ha annunciato la decisione, presa assieme al presidente della Repubblica francese, Nicolas Sarkozy, di anticipare ai prossimi giorni la convocazione del G7 dei ministri delle Finanze; in caso di intesa seguirà il G8 dei capi di stato. Ieri, in serata, era prevista pure una telefonata tra il premier e il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, dopo che nel pomeriggio Tremonti aveva già discusso a lungo con il suo omologo alla Casa Bianca, il segretario al Tesoro Timothy Geithner. Nella concitazione di telefonate, nel corso delle quali sarebbe stata anche rilanciata l’idea degli Eurobond, Berlino ha chiesto con insistenza una “applicazione rapida” delle decisioni anti crisi assunte al summit dello scorso 21 luglio; per questo la Merkel, oltre al Cav., ha sentito Sarkozy e il premier inglese David Cameron.
Per una volta le notizie di questo rinnovato attivismo sul fronte europeo avrebbero tranquillizzato almeno un po’ gli investitori americani. Wall Street a un’ora dalla chiusura procedeva ancora all’insegna dell’incertezza, ma l’indice principale (Dow Jones) guadagnava qualcosa. Ancora ieri, d’altronde, i dati sulla congiuntura economica non avevano scaldato i listini europei. Piazza Affari ha chiuso a meno 0,7 per cento, condizionata innanzitutto dai dati provvisori dell’Istat sulla crescita: il pil nel secondo trimestre è cresciuto dello 0,3 per cento rispetto al trimestre precedente, e dello 0,8 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Ciò vuol dire che al momento, in assenza di variazioni positive o negative nei prossimi due trimestri, il tasso di crescita annuo arriverebbe allo 0,7 per cento, contro il più 1,1 per cento previsto dal Documento di economia e finanza (Def). Quanto alle prospettive future, però, gli investitori non sono stati certo rassicurati dai numeri della produzione industriale: quest’ultima a giugno è scesa dello 0,6 per cento rispetto a maggio (aumentando invece dello 0,2 per cento rispetto allo stesso mese del 2010).
Unica, magra, consolazione – si fa per dire – è che l’Europa, almeno sul fronte sviluppo, è piuttosto compatta nella frenata: il pil spagnolo nel secondo trimestre è aumentato solo dello 0,2 per cento (contro lo 0,3 italiano), mentre la produzione industriale tedesca di giugno è in calo dell’1,1 per cento.